LIVORNO CREDENTE  
 
  La Celeste Regina del Mare Tirreno 19/11/2017 11:57 (UTC)
   
 

Un po' di storia sulla Madonna di Montenero, i Cristiani e i Mori.... 

Dopo la cacciata dei Mori dalla Spagna ad opera dei sovrani cattolici Ferdinando e Isabella i musulmani furono costretti ad emigrare nell’africa del nord dove la situazione divenne istabile. I "moriscos" erano adesso pieni di odio e di desiderio di rivalsa nei confronti dei cristiani in genere e intrapresero una attività di pirateria che li rese padroni delle coste del mediterraneo. "La paura aveva invaso la gente della costa che attendeva con tremore che calasse il sole…..Il litorale di Livorno era sottoposto a continui assalti di pirati che venivano a terra per depredare la popolazione di ogni loro avere e per rifornirsi di acqua. Non si limitavano solo alla rapina dei viveri perché violentavano le donne, le facevano prigioniere per arricchire l’harem del loro sovrano. Costringevano gli uomini in catene e li portavano a marcire nelle prigioni di Algeri. Da quel momento la loro vita sarebbe dipesa da un riscatto o dalla condanna ai remi…." (Vasco Lucarelli "Montenero e la sua Regina" edizione speciale per il Giubileo dell’anno 2000).

In tanti casi l’eroismo santo dei padri Trinitari permetteva di liberare a caro prezzo cristiani d’ogni provenienza (provenzali, veneziani, corsi, toscani, siciliani) ma al contempo il Granduca Cosimo I decise di far pulizia: si realizzò una flotta di quattro grosse galee pensate e realizzate proprio per dar la caccia ai pirati moreschi. Al contempo il Papa Pio IV istituì l’Ordine sacro e militare dei Cavalieri di Santo Stefano (presenti con valore a Lepanto, tra l’altro). Questi incominciarono a mietere successi e a riportare in catene al porto di Livorno i ladroni barbareschi.


Ma chi c’era con loro a bordo delle galee? Gente semplice e rozza: i "risoluti" di Livorno (i futuri "risiatòri"). "Resolutos protege, Virgo!" fecero scrivere sul marmo invocando la protezione della Madonna di Montenero. Riportiamo ancora le parole di Vasco Lucarelli (pagg. 40 e 41 cit.) "E Maria quante volte si era "piegata" sui remi insieme a loro per aiutarli a vincere la resistenza dei marosi ed infondere coraggio nel loro animo. Ella ne conosceva i sudori; sapeva la rabbia delle loro fatiche, ma comprendeva che erano reazioni degne del cuore degli uomini. Non li avrebbe mai lasciati soli. Era la stessa gente che, in troppe occasioni, aveva sperimentato la sua protezione. Ed essi non potevano fare altro che ringraziarLa. Quando non avevano altro Le offrivano un remo troncato, una fune spezzata, le tavole di una barca. Era naturale che La volessero vicina; che La scaldassero nell’intimità delle loro coscienze e non si peritavano -in quante occasioni!- come tanti penitenti di salire in ginocchio fino al Santuario…". Nel 1616 le Galee dell’Ordine di Santo Stefano catturarono un grande vascello turco: "Oltre all’enorme bottino le navi dell’Ordine fecero prigionieri 360 turchi e liberarono 400 cristiani incatenati ai remi. Dopo quell’abbordaggio navigarono verso il porto di Livorno perché i cavalieri e l’equipaggio, anche in quel duello, non avevano cessato di invocare la protezione della Madonna di Montenero. Quanti erano stati prigionieri dei turchi erano giunti nel porto di Livorno in una condizione miserevole, seminudi e coperti di ferite.Furono messi allora in quarantena presso la torre del Marzocco. Terminata la contumacia tutti insieme, a piedi, trascinando con sé i ferri della loro schiavitù si recarono fino al Santuario di Montenero. Una schiera interminabile di cenciosi, di gente incredula di esser tornata alla vita, con il cuore colmo di riconoscenza. Ogni passo una giaculatoria; ogni sosta una preghiera; ogni indugio un grido di gioia e di meraviglia per dirLe un amore che niente avrebbe potuto distruggere. Quando giunsero in chiesa si prostrarono ai piedi della Madonna "in ringraziamento all’Augustissima Ausiliatrice dei Cristiani che li aveva liberati da quella orribile prigionia".

Dal 1646, in ricordo di tanti prodigi, di innumerevoli favori, di insperate liberazioni, tutte le navi che veleggiavano nel Mare Tirreno cominciarono a salutare la Madonna di Montenero ogni volta che si trovavano a transitare davanti alle coste di Livorno. Le rendevano gli onori con spari di cannone e di moschetti, con uno sventolio di bandiere cui rispondevano dalla piazza del Santuario fuochi di saluto. Le navi che provenivano da Genova da Napoli, dalla Francia, dalla Spagnao dall’oriente, tutte si sentivano in obbligo di riverire una Madre così provvida che i marinai ormai abitualmente chiamavano Regina del Mare Tirreno"…. (ancora da Vasco Lucarelli "Montenero e la sua Regina" edizione speciale per il Giubileo dell’anno 2000).

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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