LIVORNO CREDENTE  
 
  Il gregoriano, l'offertorio e l'ecumenismo irenista... 19/11/2017 11:58 (UTC)
   
 

Il gregoriano, l’offertorio e l’ecumenismo irenista…
cronaca strampalata del pomeriggio dell’otto dicembre.

Una Messa cantata in gregoriano da un coro di buon livello, un appuntamento cui non volevo mancare!

Nella chiesa dedicata alla Madonna nelle belle strutture seicentesche  si alza il canto monodico in tutta la sua dolce schiettezza… Ma il rito nuovo e per di più in italiano (cui incomincio gioiosamente a disabituarmi) interrompe e distrugge la bellezza ponendo tra sé ed i secolari canti di fede uno iato incolmabile. E’ inevitabile, ne ho assoluta percezione. Il gregoriano in lingua vernacola è una brutale parodia. L’omelia non è male anzi è ben tenuta. Ad altare e tabernacolo il “presidente” però volge le spalle, non degna inchini e menchemméno genuflessioni… dà le spalle e si preoccupa dell’asta del microfono; guarda il coro che canta il gloria nel tentativo di carpirne bene il “…cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris. Amen…”. Ancora un dettaglio che consapevolmente o meno dà l’idea della discontinuità dell’azione liturgica.

Ma il peggio deve ancora arrivare: l’offertorio novus ordo è obiettivamente poco significativo; ciò premesso, riferisco che –evidentemente mancando i chierichetti, ma perché?- la raccolta delle offerte è stata sollecitata dal sacerdote invitando i presenti a recarsi ai piedi dell’altare per versare l’obolo in un cesto. Lascio immaginare in quale clima di raccoglimento si sia svolto l’offertorio appunto che è un momento liturgico coessenziale e prodromico al culmine della liturgia che giunge con la consacrazione. Già c’è lo scollacciamento del Padre nostro, poi la distribuzione transumante dell’Eucaristia preceduta dai più eccentrici scambi della pace, ora anche questa…. Spaventoso, anche da un punto di vista di opportunità:  chi versa è visto da tutti e chi non versa è visto da tutti. Ancor più grave svilire l’azione liturgica dell’offertorio con la raccolta delle offerte. Gran finale poi: prima della benedizione tutti in un altare in fondo alla chiesa a recitare in tre lingue (arabo, ebraico e italiano, ovvio!) una preghiera per la pace con contestuale accensione d’un moccolo.

E subito dopo l’Ave maris Stella!

Come conciliare un bel gregoriano con una tale insensibilità liturgica del Mistero celebrato?

Non lo so, forse sarà giudizio temerario e sarei davvero contento se mi sbagliassi, ma stando così le cose in lingua molto vernacola al “presidente” dell’assemblea vorrei dire “un ci ha ‘apito nullaaaa!” (it.: di questa cosa non hai capito niente, per tradurglielo in arabo e ebraico si accettano aiuti).
A.H.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Google Custom Search
  Pubblicitá
Oggi ci sono stati già 2 visitatori (15 hits) qui!
=> Vuoi anche tu una pagina web gratis? Clicca qui! <=