LIVORNO CREDENTE  
 
  Il Papa e il Rabbino 19/11/2017 12:00 (UTC)
   
 

OREMUS ET PRO JUDAEIS!

Una figura dimenticata nella storia contemporanea dei rapporti tra l’ebraismo e la Chiesa cattolica è il rabbino Israele Zolli. "Un caro uomo, di animo e spirito cristiano", dice di lui il padre Vittorio Marcozzi, professore di Antropologia alla Gregoriana. "Fin da piccolo ha nutrito sentimenti di carità, di amore. Ma il passo di abbracciare la fede cristiano lo ha fatto solo a guerra finita, in modo che non sembrasse un tradimento, per non mettersi al sicuro mentre gli altri erano in pericolo". Sofia Cavalletti, allieva e collaboratrice di Zolli alla Sapienza: "Incontrarlo è stata la grande benedizione della mia vita. Era un uomo buono e di rara grandezza intellettuale".


"Israele Zolli, rabbino capo della comunità ebraica romana fu uno dei protagonisti di quegli anni terribili e tragici. Uomo con qualità eccelse, avvertì per primo il pericolo nazista, si batté perché tutti gli ebrei si nascondessero in tempo e sarebbe ricordato come un eroe se non avesse scelto la conversione al cattolicesimo. Si battezzò il 13 febbraio 1945 prendendo il nome di Eugenio per riconoscenza a quanto papa Pacelli aveva fatto per salvare i suoi correligionari. Un atto che ha ferito profondamente la Comunità ebraica mondiale. Ancora oggi a distanza di 42 anni dalla morte di Zolli è difficile parlare di quella vicenda senza rischiare di ferire l'orgoglio ebraico.

Peccato perché non si può ricomporre il quadro completo della realtà storica di quegli anni e soprattutto non si può conoscere a fondo il dibattito che si sviluppò all'interno della comunità ebraica senza ricordare la figura di Zolli.

Israele Zoller, questo il suo nome di nascita era di origine polacca. La mamma, di famiglia rabbinica da più di quattro secoli, desiderava vivamente che uno dei suoi cinque figli divenisse rabbino; e il suo desiderio fu soddisfatto… Il giovane Israele frequentò prima l'Università di Vienna, poi quella di Firenze, dove si laureò in filosofia, studiando contemporaneamente nel Collegio rabbinico. Nel 1920 divenne Rabbino Capo di Trieste. Nel 1933 ottenne la cittadinanza italiana e a causa delle leggi fasciste dovette cambiare il cognome da Zoller in Zolli. Ottenne anche la cattedra di lingua e letteratura ebraica nell'università di Padova, ma con l'applicazione delle leggi razziali dovette abbandonare I'insegnamento. Nel 1940 fu nominato Gran Rabbino a Roma, ove svolse una missione di pace nella comunità ebraica, divisa fra coloro che si dichiaravano antifascisti e coloro che invece speravano di evitare guai peggiori offrendo una certa collaborazione. Zolli non si fidava dei fascisti e per questo aveva proposto ai leader della comunità di bruciare i registri e far fuggire la gente. Non fu creduto, anche perché l'allora capo della Polizia Carmine Senise forniva notizie rassicuranti.

Dopo l'8 settembre 1943, la situazione per gli ebrei andò rapidamente peggiorando. Il 27 settembre il tenente colonnello Kappler, capo della polizia tedesca a Roma, intimò ai responsabili della comunità ebraica di consegnare entro 24 ore 50 chilogrammi di oro, con la minaccia, in caso contrario, della deportazione di tutti gli uomini ebrei residenti a Roma. La sera di quel giorno gli ebrei avevano potuto raccogliere 35 chili di oro; ne mancavano 15. Zolli si recò in Vaticano per chiedere aiuto al Papa. Pio XII lo tranquillizzò, la Santa Sede avrebbe fornito l'oro che mancava. Il 29 settembre il comm. Nogara, Delegato all'Amministrazione speciale della Santa Sede, scriveva al card. Maglione, Segretario di Stato: "II Dr. Zolli ieri alle 14 è venuto a dirmi che avevano trovato i 15 chili presso delle comunità cattoliche e che quindi non avevano bisogno del nostro concorso. Però pregava che non gli si chiudesse la porta nell'avvenire".

Ma l'oro non placò la ferocia dei nazisti. …il 16 ottobre iniziarono le deportazioni forzate. Zolli fu accolto da due giovani sposi cristiani di condizione operaia, che, avendo perduto i loro genitori, lo assistettero come loro padre fino alla liberazione di Roma. La moglie Emma Majonica e la figlia Miryam furono nascoste in un luogo sicuro.

Dopo l'arrivo degli alleati, Zolli riprese il suo posto di Gran Rabbino, e nel luglio 1944 celebrò nella sinagoga una solenne cerimonia, che fu anche radiotrasmessa, per esprimere pubblicamente riconoscenza degli ebrei al Sommo Pontefice, nonché al Presidente degli Stati Uniti, per l'aiuto prestato alla comunità ebraica durante la persecuzione nazista. Il 25 luglio chiese ed ottenne di essere ricevuto in udienza da Pio XII, per ringraziarlo ufficialmente per quanto egli… aveva fatto in favore degli ebrei, aprendo loro conventi e monasteri, dispensando anche dalla legge canonica della clausura papale, affinché gli ebrei potessero essere accolti nei monasteri femminili…

Dopo aver condiviso con i suoi correligionari le sofferenze della persecuzione alla fine di luglio 1944 Zolli scrisse al Presidente della comunità ebraica presentando le sue dimissioni da Gran Rabbino. La domanda giunse del tutto inaspettata e causò grande meraviglia. Il Presidente della comunità prese atto con vivo dispiacere delle dimissioni, ma pregò Zolli di accettare l'incarico di Direttore del Collegio rabbinico perché "non dubitava di asserire che nella comunità ebraica non vi era una persona più competente e preparata per quel delicato ufficio, ed insieme da tutti stimata e apprezzata per la sua onestà e dottrina". La lettera del Presidente della Comunità si concludeva dicendo che, se il motivo del rifiuto fosse stato di natura economica, era disposto a venirgli incontro nel miglior modo, purché accettasse I'invito. In maniera cortese e decisa Zolli rifiutò ogni incarico.

Il 15 agosto del 1944 Zolli manifestò al Rettore della Pontificia Università Gregoriana il gesuita Paolo Dezza la sua intenzione di divenire cristiano. Ricorda il cardinale Dezza ora noventaseienne che Zolli si presentò con tanta umiltà e sincerità dicendo "Padre, la mia domanda del battesimo non è un do ut des. Domando l'acqua del battesimo e nient'altro. Sono povero, i nazisti mi hanno portato via tutto; non importa, vivrò povero, morirò povero, ho fiducia nella Provvidenza".

Il 13 febbraio 1945 nella cappella attigua alla sacrestia di S. Maria degli Angeli, alla presenza di una quindicina di persone Zolli fu battezzato da S. E. mons. Traglia, vicegerente della diocesi di Roma. Israele Zolli prese il nome di Eugenio, per riconoscenza a Pio XII, che tanto si era prodigato in favore degli ebrei e la moglie aggiunse al suo nome Emma quello di Maria.

La conversione suscitò un enorme scandalo. Il cardinale Dezza ha raccontato che "il nome di Zolli fu addirittura cancellato dall'elenco dei Rabbini di Roma, il settimanale ebraico uscì listato a lutto, la famiglia fu oggetto di telefonate piene di insulti". Ospitato in Gregoriana Zolli ricevette numerose visite di amici e nemici. Vennero alcuni ebrei americani per convincerlo ad un suo ritorno all'ebraismo, offrendo qualsiasi somma lui desiderasse, ma Zolli restò fermo nel suo proposito.

Intorno alla metà di febbraio Zolli fu ricevuto in udienza privata da Pio XII. Il colloquio si svolse in tedesco. In quell'occasione l'ex rabbino chiese al papa se non fosse possibile togliere, nella liturgia del Venerdì Santo l'aggettivo "perfidi" attribuito ai giude. Il Papa rispose con una dichiarazione in cui spiegava che l'aggettivo "perfidi" voleva dire "increduli" senza quelle connotazioni peggiorative che il termine ha nel linguaggio comune. I tempi non erano ancora maturi per quelle modificazioni liturgiche che vennero realizzate solo dopo il Concilio Vaticano II.

Uomo di studio Zolli riprese il suo lavoro di insegnante. Professore di lingua e letteratura ebraica all'istituto Biblico della Gregoriana, tenne corsi e conferenze non solo a Roma. Nel 1953 si recò negli Stati Uniti invitato dall'Università Notre Dame dell'Indiana per un ciclo di conferenze.

Di fronte a coloro che lo accusavano di tradimento, Zolli rispose: Non ho rinnegato nulla; ho la coscienza tranquilla. Il Dio di Gesù Cristo, di Paolo, non è forse lo stesso Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe? Paolo è un convertito. Ha abbandonato forse il Dio di Israele? Ha forse cessato di amare Israele? È assurdo solo pensarlo.

Prima che le forze lo abbandonassero all'età di 75 anni Zolli scrisse numerosi articoli e anche un libro, Before the Dawn (Prima dell'Aurora).

Antonio Gaspari
(da "Nascosti in Convento",  edizioni Ancora 1999)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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