LIVORNO CREDENTE  
 
  Disavventure al Convegno Diocesano 22/09/2017 04:28 (UTC)
   
 

Disavventure ad un Convegno Diocesano di qualche anno fa

apertura in Cattedrale

Il ventidue maggio, Santa Giulia, mi reco in Cattedrale per la celebrazione Eucaristica nella ricorrenza della Patrona della Città. Molta è la folla dei fedeli e colto da un afflato "convegnistico" (in realtà la coscienza mi diceva: " …non fare il polemico, il superbo, il solito ipercritico…") lottando con le mie convinzioni vinco la riluttanza a ricevere l’Ostia da mani non consacrate dall’indelebile sigillo della ordinazione presbiterale. Nel disordine dell’ondivago "gregge" dei fedeli in creativa e fantasiosa transumanza verso i "punti di distribuzione" cerco il raccoglimento dovuto. Quasi riesco ad isolarmi mentalmente dal caos quando mi divide dal diacono permanente, ministro dell’Eucaristia, solamente una signora sui settant’anni. Il mio occhio viene attratto magneticamente da Quel che appare come un dischetto bianco mostrato al comunicando quando, come una saetta, mi giunge la coltellata: la vispa signora discute ad alta voce col diacono perché le ha posto sulle mani "solo" un frammento dell’Ostia: protesta che la vuole intera! Il diacono si dilunga in spiegazioni dal tono paternalistico/caritatevole felice di dimostrarsi preparato e convincente ma io ormai sono deconcentrato e seccato.

Non posso fare a meno di rivivere nel ricordo la commozione della comunione in ginocchio, alla balaustra, la candela accesa, il piattino e la pietà del sacerdote che traccia nell’aria il segno della croce presentandomi con cura personale il Dio che viene a salvarmi e sostenermi facendosi cibo spirituale e pegno per la gloria futura della vita eterna. La cura e la delicatezza con cui poggia la soavità dell’Ostia sulla lingua: questo, questo gesto di pietà dovrebbe distinguere un buon sacerdote. E’ piccola cosa ma dal significato immenso. Intanto invece il diacono (permanente) malamente mi somministra l’Ostia e il caos mi distoglie anche dopo. I fedeli si schiaffano in bocca il Pane del cielo come se fosse un chewing gum e si rituffano a sgomitare per tornare al proprio posto. Ma per grazia e pazienza di Dio la Messa poi finisce e, stavolta, non vado in pace.

 

…continua: a Castiglioncello.

Succede raramente ma agli incontri cui ho potuto presenziare son sempre arrivato in anticipo; per me unico evento di grazia di questo convegno! Quel pomeriggio ero un decisamente maldisposto. Il gruppo dei partecipanti è sparuto: qualcuno fuori del Cinema conversa amabilmente; quello arriva con la coupé fa una battuta e gli altri lo dileggiano amorevolmente. Entro e mi metto a leggere. Il tema stavolta è il rilievo sociale del lavoro, la "cittadinanza attiva": arriva S.E.mons. Vescovo e per lo meno stavolta si prega un attimino, una poesia di padre Turoldo…vabbè! Ma mancano le preghiere ai cattolici? La settimana in ufficio è dura e –ripeto- sono un po’ stizzito…. Indispettito non posso non annotare che, come ad un noioso cineforum di metà degli anni settanta, nelle file dietro, un prete sonnecchia, un suo giovane "collega" in borghese fa un intervento da bar dello sport mentre le slides proiettate e commentate vanno avanti. Magie di Power Point Microsoftâ ! Si va dal discorso di basso profilo all’utopia planetaria, ma non c’è una via di mezzo? Qualche accenno ai partiti politici… ma come anche qui? Un diacono, fuori, fuma e parla al telefonino, anzi fuori ce n’è più d’uno che parlano al telefonino davanti ai manifesti del film "Il Codice Da Vinci". Mi accorgo di tutto ciò perché le mie (pesanti) natiche mi hanno imposto di alzarmi e far rientro a casa. Nel corridoio altri fuggiaschi mi precedono e mi seguono. Adesso la butto un po’ sullo scherzo, ma avevo il cuore veramente in angoscia. Possibile che questa sia la prospettiva della Chiesa diocesana? Solo il sorriso di mio figlio mi solleva dall’amarezza che -non lo nascondo- in macchina sulla via del ritorno è arrivata quasi alle lacrime. In questo ambiente non mi sento a mio agio, anzi mi sento proprio a disagio. Come ai tempi della Caritas…. Già: ci avevano indottrinato –noi obiettori di coscienza- sulla meraviglia delle differenze: diverso è bello, è progresso (la sintesi hegeliana?), diverso è ricchezza, diverso è condivisione, diverso è amore… Ehu mihi! ma se gli facevi un discorso diverso per davvero ti trattavano come un cane rognoso. Omologati.

Temo che, nonostante l’apparenza, ci sia una ristretta cerchia di persone che hanno accesso alla redazione dei documenti e che questo assemblearismo sia solo un cavallo di Troia per sdoganare come "condivise" le idee di una elite. Un po’ come le ultime riforme imposte al popolo da ristrette cerchie di "illuminati" per il trionfo della falsa democrazia omologante. Forse sono troppo incline alla dietrologia. Come ai tempi della Caritas….

 

…ed ancora: alla Chiesa di Santa Caterina

Mi è caro questo luogo; ancora in anticipo (è mia moglie che mi scarica in tempo dalla macchina). Oggi si fa sul serio: adorazione Eucaristica. Nel poco tempo che si frappone voglio inginocchiarmi avanti al tabernacolo. Il parroco, mi vede, si ricorda di me, delle mie abitudini* e pensa che voglia parlare con lui ma siccome sta ascoltando/confessando un adolescente svaccato su una panca di fronte al Santissimo, gentilmente mi fa cenno di levarmi di mezzo. Obbedisco. Mi siedo sulla panca e do le spalle al tabernacolo perché Nostro Signore ha ricevuto lo sfratto da quello sull’altar maggiore. Di fronte ho degli strani frati. Atteggiamenti flicchettoni: gambe accavallate a scoprire i jeans sotto il sajo (ma sai che caldo!) braccia ancorate allo schienale della seggiola, chitarrozze per accompagnare la salmodia con elementari giri armonici, microfoni con asta alla Cionfoli; anche le ragazze col sajo a capo scoperto sono carine, bei capelli! O miseria, ma sono suore? O cosa? Mi viene a mente che padre Pio da Pietrelcina (uno che con migliaia di miracoli all’attivo, una vita di sofferenze e persecuzioni, per esser riconosciuto santo ha dovuto aspettare un bel po’…) una volta sbottò dicendo: "Ché !?! fanno un piacere loro a San Francesco se si mettono il sajo?".

Ma inizia l’ostensione: il diacono (sempre permanente che nel frattempo si era messo il camice di fronte a me nella cappella della Sacra Famiglia) va e prende la pisside, apre l’ostensorio e piazza risolutamente l’Ostia. Qualcuno si inginocchia, non i frati/suore flicchettoni/figli dei fiori e uno di loro, che è sacerdote, fa una lunga predica –pardon!- riflessione; interminabile e centrifuga dal momento che è esposto Lui. Poi finalmente un po’ di silenzio. Adoro Te devote latens Deitas Quae sub his figuris vere latitas…

 

…ed infine: alla Stazione Marittima

Non ha pace la mia angoscia eppure sono anche stavolta in anticipo; gli organizzatori ci sono già e mi degnano (come ai tempi della Caritas…dalla rogna il cane non guarisce!) della totale ed assoluta indifferenza non rispondendo al saluto; "…il saluto è cosa antica che non costa mai fatica" diceva un vecchio ortolano, ma l’agricoltura è distante quanto la pastorizia. Meglio la pastorale. E allora giù col trionfo delle parole d’ordine di sessantottina memoria: condivisione, icona, riflessione, provocazione, solidarismo, giovani: mi esce tutto dalle orecchie.

Il Vescovo fa un intervento che sinceramente mi piace, tranne alcune marginalità che non condivido appieno, anzi direi che non mi garbano (es.: la barzelletta del curato che per il Corpus Domini prepara tutto e poi si scorda del Santissimo…e S.E. non si accorge che per la Festa di Santa Giulia è successo lo stesso: ci si è preoccupati dei carabinieri in alta uniforme, dei figuranti in costume storico, dei gonfaloni e di tanti slanci di solidarietà e ci siamo scordati di usare la Charitas, quella con la H, nel porgere ai fedeli l’Eucaristia, immenso dono che Nostro Signore ci accorda immeritatamente … eh vabbè! Son dettagli!).

Ma in cauda venenum (dato che a me il latino piace): interviene una coppia diocesanamente nota, marito e moglie: lui presenta lei; e lei legge; una dozzina di punti retorici di premessa, forse un po’ immodesti, preparano il lancio della loro "provocazione" (aridàje con le parole d’ordine!) da portare a Verona (sede del prossimo Convegno nazionale): tutto questo riunirsi, "convegnarsi " e convenire, questo sloganare e sdoganare in auge da decenni, non ha mai prodotto niente sul piano pratico (anzi! - aggiungo mentalmente io-)… e se avessero ragione loro?

Ab insidiis diaboli, libera nos, Domine.
Ut Ecclesiam tuam secura tibi facias libertate servire, te rogamus, audi nos.
Ut inimicos sanctæ Ecclesiæ humiliare digneris, te rogamus audi nos

*Franco Battiato: da Mondi Lontanissimi "I treni di Tozeur"

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